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About me

Le mie foto
LaStefy
Vivo in un paese in provincia di Reggio Emilia...qui studio, cerco lavoro, mi diverto...rido e piango a seconda dell'umore e della vita. Fondamentalmente sono felice. ;-)
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La punta della matita

su e giù verso la linea retta...

Settembre_traccia n. 2

martedì 6 ottobre 2009

Ho passato settimane con la schiena inarcata, tendendo ogni muscolo nello sforzo di ritrovare l'equilibrio.
Trattenendo il respiro e temendo che qualcosa - un fatto insignificante, una sottile sensazione, ... - potesse rendere vano lo sforzo.
Ecco perché non ho scritto (di questo): paura di dire cose, che si erano realizzate soltanto a metà. Lentamente riconquistavo il gusto di ascoltare i testi delle canzoni.
Diffidente mi avvicinavo alle buone notizie altrui.
Spaventata dall'idea che potessero farmi male e compromettere quei pochi pezzi che stavo (ri)mettendo insieme con sputi di saliva e dita tremolanti.
A Settembre ho smesso di lasciarmi scorrere nella vita. Sono uscita dall'acqua e mi sono messa a guardare.
Tutt'intorno c'erano sassi. Ne ho scelti alcuni, quelli più grossi, quelli con una forma che li rendeva più interessanti da esplorare.

Li ho gettati in acqua, in modo che potessero cambiarne il corso.
Per la prima volta non ho scelto in base a pro e contro. Ho esplorato, scommesso e investito su alcune cose, né migliori né peggiori. Semplicemente più importanti o più interessanti. Per me.

Per la prima volta ho pensato meno agli altri e più a me.
Per la prima volta ho deciso di lavorare meno.

Ho deciso di avere più tempo per quello che davvero conta.
E di avere più tempo per me.
Ho lavorato in silenzio. Ho lavorato paziente e tranquilla. Senza fretta.
E ora sono qui che osservo il mio operato per vedere cosa cambia e come cambia.
Già lo sento che qualcosa è diverso.
La corda dell'equilibrista è sparita e io non so se è perché i miei muscoli han trovato il giusto assetto. Non credo.
Non m'interessa più l'equilibrio.
Mi interessa avanzare. Incedere. Camminare.

Vedere quel che succede.
Lo sento che qualcosa è diverso.
Faccio le cose che mi va di fare.
Le faccio perché le voglio fare.
Non perché devo.
Non perché le fanno gli altri.
Ho smesso di far dipendere dagli altri le mie emozioni.

Oggi voglio che la mia felicità dipenda solo da me.


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Ha a che fare con: bilanci, clima, esplorazioni

Settembre_traccia n. 1

"Quando sto bene, tutto ha un significato.
Quando sto male, niente ha un significato."
(da un'intervista a Lorenzo)

Me ne stavo così, a Settembre.

Tra lo strazio e la commiserazione.

Impotente nello stare male. Preoccupata di star bene a tutti i costi.

Convinta che lo star bene sarebbe venuto da sè e che con lui sarebbe arrivato anche un significato, un senso.

Ho scoperto che non avevo nessuno da amare.
E non capivo cosa farmene di una vita senza amore.

Poi ho scoperto che non avevo nessuno da amare, tranne la vita.
Che la vita in sè poteva avere un significato che mi avrebbe fatto star bene.

Che questo senso solo io potevo darglielo.

Ero avvilita, ma agguerrita.

Perchè la vita, alla fine, è come un uomo: fa innervosire e soffrire, illude e delude, premia e consola.

Però non ti abbraccia quando ne hai bisogno, non ti bacia se piangi, non sa calmarti con un semplice sguardo o un sorriso, non ti manda il messaggio della buonanotte e non ti chiama per sapere com'è andata.

Non è facile amarla, la vita.

Eppure è la storia d'amore più importante.
Quella che dura da un'eternità.

Quella che ri-nasce e si ri-innamora ogni volta che l'uomo scommette sul futuro.
Ed è la vita che io voglio amare.
Eccomi qui, allora. A riscoprire il gusto e il significato delle cose in sè e per sè. Senza che ci sia qualcun altro a renderle speciali.
Senza che ci sia qualcun altro a renderle speciali, tranne me.

Pubblicato da LaStefy alle 11.46 0 colpi  

Ha a che fare con: bilanci, clima, esplorazioni, scoperte

Mission Impossible

sabato 26 settembre 2009

All'incombere del secondo battesimo del mese (quello della nipote A.), le sorelle si affannano in centro storico, alla ricerca di un presente adeguato.
Seguite a vista da Funghetto a cavallo di una sgangherata bici a noleggio.
Pomeriggio campale, fuori e dentro da una decina di oreficerie, ammaliate dalla parlantina di un'anziana venditrice di bigiotteria francese, ricoperte dai ricordi di un vecchio orafo, spiazzate dalla foga di un palestrato venditore di catenelle, incalzate alle spalle da anziane signore alla ricerca di "orecchini grossi", inorridite dalla tristezza dell'oro giallo, costrette ad aggirare il gusto tamarro di Funghetto, alle ore diciotto.e.venti l'improbabile trio giunge ad una risoluzione.
A mali estremi, estremi rimedi: le strade si dividono per l'acquisto in due diverse postazioni.

La comunicazione si fa telegrafica e viaggia nella rete.

-Dodo preso! ...mai più!!! baci
-Fatto anche noi...meno faticoso lavorare!


Missione - anche oggi - compiuta.
Le sorelle lasciano il segno e confermano di essere - ancora oggi - una squadra vincente.

Pubblicato da LaStefy alle 13.45 2 colpi  

Ha a che fare con: famegghia

A dura prova

giovedì 27 agosto 2009

Degli ospedali ammiro il biancore, i corridoi, i percorsi da seguire come in una caccia al tesoro. Prendere il numero, aspettare il proprio turno, osservare il tabellone luminoso.
Mi piace il modo in cui le impiegate evidenziano ora, luogo e motivo della visita. Usano sempre colori sgargianti. Mi sembra che - così - non sia davvero possibile sbagliare.
Ma dalle camere da letto, ecco, da lì io vorrei solo fuggire.
E ogni volta che mi siedo, in attesa, davanti all'ingresso di un reparto, avverto il fastidio di trovarmi lì, il bisogno di essere in qualunque altro posto, ma non lì.
Ieri hanno dimesso Funghetto.
Una parte molto lontana e altrettanto ingenua di me mi suggerisce che, allora, è tutto finito.
Invece no. Comincia un nuovo, faticoso cammino. L'ennesimo.
In questi giorni ho pensato tanto alla mia famiglia. A cosa significa per me.
Al perché io mi senta così legata e bloccata non appena succede qualcosa che spezza il tran tran quotidiano e ci pone tutti quanti di fronte ad un nuovo problema.
Lo so, è normale.
Ma io ho pensato a cos'è che dà identità alla mia famiglia. Che la rende così mia.
E, incredibile, due cose mi sono venute in mente: ospedali e sfortune.
Di entrambe ne abbiamo collezionate parecchie.
Le cose che più ci hanno cambiato la vita sono successe in ospedale.
Le cose che più l'hanno messa a rischio sono dovute ad una serie incredibile di sfortune.
Le abbiamo superate tutte. Così come potevamo.
Penso ancora che Dio non ci metta alla prova più di quanto possiamo sopportare.
Però penso anche che stavolta l'abbia fatta davvero grossa.
Cominciano mesi. E forse anni.
Mesi di incertezza, pazienza, speranza.
Mesi difficili.
Mesi in cui io imparerò a stare di nuovo bene.
Mesi in cui le mie preghiere saranno per lui.
Mesi in cui soffrirò nel veder soffrire.
Mesi in cui dovrò imparare la costanza e l'abbandono.
Non sono sicura di essere pronta, ma poco importa: ormai siamo già partiti.
E io non voglio perdermi nemmeno questo viaggio.

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Ha a che fare con: bilanci, clima, famegghia, piagnistei

Auto-Promo

venerdì 21 agosto 2009

http://www.flickr.com/photos/la_stefy/

Istruzioni d'uso: cliccare ripetutamente sul tasto "shake" per un po' di autistico divertimento.
Cliccare sul link di cui sopra per saperne di più e farmi felice.






Pubblicato da LaStefy alle 18.45 0 colpi  

Ho visto cose (ora vi racconto le mie vacanze)

lunedì 17 agosto 2009

La montagna è riuscita a risvegliare molti dei miei sensi.
Mi piaceva indossare pantaloni corti. Mi piaceva sentire l'aria fredda e fresca circondarmi le gambe. La pelle d'oca mi isolava da tutto il resto. Mi piaceva sfidare il freddo. E poi ritrovare il caldo con un caffè corretto sambuca o i primi passi del rientro.
Sentire i muscoli tendersi e muoversi. Sentire che passo dopo passo si arriva in posti che invadono lo sguardo e fanno sembrare più leggero anche il respiro. Guardavo le dolomiti e mi riempiva di serenità pensare a quanto fossero solide e certe. Un punto fermo in un mondo che corre e fa passi più lunghi delle sue gambe. Un punto fermo in una vita che cambia continuamente umore e relazioni.
Poi le osservavo nei diversi momenti della giornata o al cambiare del tempo e mi colpiva vederle sempre così - semplicemente - diverse. Assumere impreviste sfumature di colore, sparire inghiottite da nuvole grige per poi ricomparire al tramonto e colorarsi d'oro o diventare d'argento in una serena notte di luna piena.
E allora speravo con più forza. Capivo che anche la cosa più immobile e dura, può cambiare e sorprendere. Senza vergogne, senza esitazioni.
Mi sono sentita educatrice. Mi è sembrato naturale
raccogliere confidenze, notare assenze, salire in camera per scoprire, nel buio, qualcuno che voleva starsene da solo, ma malediceva la sua solitudine, consigliare, ascoltare, rassicurare e aspettare.
Ho imparato dai miei ragazzi. Ho imparato il coraggio di dire le cose, la bellezza della fragilità, l'intensità dei sentimenti. Io lo so che senza Dio non vado molto lontano. Che ho sete di tutto quello che mi può insegnare. Che sono felice di sentire, comunque, che Lui c'è e mi aspetta. E anche se ho l'impressione di essere sempre in ritardo agli appuntamenti che mi dà, so che non si stanca di aspettare. Come io non mi stanco di cercarlo.
Ho vissuto anch'io il mio campeggio. Mi sono alzata ogni mattina pensando che la mia vita fosse quella. Colazione in settanta, annunci da dare, giochi da fare, chiacchiere e condivisioni, momenti più e meno intensi.
Ho vissuto anch'io il mio campeggio. Mi sono infatuata, tanto da desiderare di rimanere sola con una persona e addormentarmi fantasticando. Sono uscita di casa l'ultima notte per andare al forno a prendere le paste. Ho visto albeggiare dietro alle dolomiti. Sono rientrata mentre tutti dormivano e in silenzio mi sono infilata sotto le coperte. Ho dormito un paio d'ore, mi sono alzata, ho trangugiato caffè, ho fatto i bagagli, ho salutato tutti quelli che volevo e sono salita in macchina. Ci siamo concessi una nuova colazione: cappuccio e - finalmente - strudel. E abbiamo attraversato la Val Pusteria. Io e un amico prezioso, con cui ho fatto tante e tante chiacchiere. Ed è stato tanto bello e sincero quanto raro.
Una breve
sosta in un outlet vicino al casello dell'autostrada, nel quale - per fortuna - il terrore di superare i 10 Kg concessi dalla Ryanair mi ha impedito acquisti avventati, poi partenza alla volta di Madrid, Valencia e Barcellona.
I treni indiani restano quelli che più di tutti mi hanno fatto vivere la profondità del viaggio. Viaggio fuori e viaggio dentro. Ma anche la Renfe ha avuto il suo perchè.


Barcellona. Mi ha commossa vedere che un uomo nato più di cent'anni fa abbia potuto, non solo pensare e immaginare, ma realizzare progetti molto vicini ai sogni e ancora distanti dalla realtà. Belli. Frutto di una complessità mista a genialità che incanta con imprevista semplicità. Le case di Gaudì, la Sagrada, il Parc Guell avvolgono, affascinano e fanno star bene con una freschezza che sembra ignorare tutto lo studio e il tempo che sono costati a chi le ha realizzate.
Insomma, ho visto cose. Ne ho viste tante. E le ho vissute.


E ie
ri ho visto A.. Un incontro casuale. Surreale. In mezzo al bosco. Nessun altro intorno. E' stato naturale fermarsi e scambiare due parole.
Chiacchiere del più e del meno. Piacevoli e necessariamente in superficie. Sotto ribollono tante cose e pensieri. Non ho ancora alzato il coperchio, benchè ci abbia provato più e più volte. Ma i ritorni alla normalità, la ricerca di un nuovo e infinitamente temporaneo equilibrio, hanno bisogno di tanto tempo e poca fretta.
E io, dopotutto, sono appena tornata alla vita.

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Ha a che fare con: bellezza, bilanci, clima, esplorazioni

Indicativo presente (avere)

lunedì 20 luglio 2009

Ho fame.
Ho voglia di un viaggio in treno e una valigia da fare.
Ho bisogno di un buon libro.
Ho voglia di riascoltare vecchie canzoni.
Ho meno di metà estate davanti.
Ho tante idee, ma poche rotte.
Ho due nipoti, più una in arrivo.
Ho una famiglia e una vita.
Ho delle amiche con la "a" maiuscola.
Ho tanta testa. Troppa.
Ho dei sensi di colpa nascosti da qualche parte, che però ora me ne frego.
Ho capito alcune cose.
Ho lasciato A. ed è ora di cominciare ad essere.

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Ha a che fare con: bilanci, clima, esplorazioni, famegghia

Los Claveles

sabato 20 giugno 2009

"I nomi spagnoli sono appropriati solo se intesi in senso ironico, o come semplificazioni; è raro che corrispondano alla realtà."

(Paul Theroux,
L'ultimo treno della Patagonia)

Penso alle vie del barrio in Argentina: nomi di fiori ad indicare strade di polvere e fango.
Nomi di fiori ad evocare profumi, colori. Bellezza.
A mostrare con orgoglio e fiducia che quella terra è una conquista e, per quanto brutta e sporca possa essere, è l'unico luogo in cui potersi sentire a casa.
Nomi di fiori per dire che quelle vie e quelle case di emergenza diventeranno un giorno luoghi dignitosi da vivere.

I nomi ci indicano la via per cambiare le cose.
Ci dicono che i colori e i profumi che un giorno vedremo, una volta erano nascosti in una gemma senza colore nè odore.
Ecco perchè chiamare Speranza e Fiducia il futuro non è la stessa cosa che chiamarlo Crisi e Rassegnazione.
Ecco perchè dobbiamo continuare a credere che le cose un giorno cambieranno.
E ad agire di conseguenza.

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Ha a che fare con: esplorazioni, libri

Maneggiare con cura

venerdì 15 maggio 2009

Pomeriggio. Nel cortile della scuola in cui faccio sostegno a E.
Appena arrivata mi informano che oggi E. non è venuta a scuola.

Si avvicina il bulletto della classe, implorante: -Dai, prendi me oggi?!-
Io: -Guarda che io ti tengo a stecchetto!-
Bulletto: -Dai, dai, per favore! [pausa]
Dai, ti prego, tienimi
a teschietto!-

Pubblicato da LaStefy alle 16.08 4 colpi  

Ha a che fare con: bambini, scuola

Abbandono

mercoledì 13 maggio 2009

Durante quest'assenza dal blog sono stata in un paio di bei posti e ho visto più di un paio di film.
Poi ieri sera ho visto La casa sulle nuvole. Mi aspettavo meglio, ma tutto sommato un bel film.
La cosa per cui lo ricorderò è un abbraccio improvviso, inaspettato, tra due sconosciuti.
Un abbraccio che è subito pianto.
Un pianto che è totale abbandono.
Un abbandono che ha acceso i ricordi.
Ricordi che, proprio come allora, sono diventati lacrime.

Lo feci con una signora il giorno del funerale di mia mamma.
Lo feci in India con una maestra.
L'ho fatto in Argentina con Hermana Marta.
E forse anche altre volte.
Un abbandono così, totale, senza pudori, carico di singhiozzi, l'ho provato solo con persone di cui conoscevo poco o niente.
E' l'incontro di due cuori che non hanno bisogno di convenevoli.
Che si sentono già così vicini, senza che nessuno li abbia presentati.
Che non si chiedono se si rivedranno di nuovo, fuori da quell'attimo così circoscritto di abbandono.
E' un incontro ìmpari. E loro lo sanno.
Ed è qui la bellezza.
C'è chi si abbandona e chi è lì per accogliere e contenere.
Dura poco. Ma basta a svuotarti di tutti i pesi che ti porti dentro.

Pubblicato da LaStefy alle 18.43 5 colpi  

Ha a che fare con: esplorazioni, film, memoria

Hope

mercoledì 29 aprile 2009

Domenica sera A. mi ha abbracciata in un modo che diceva:
"Qualsiasi cosa ti succeda, io so come prendermi cura di te".
E a me sembrava di dormire attaccata a una roccia.


Pubblicato da LaStefy alle 12.09 0 colpi  

Ha a che fare con: bellezza, clima, week-end

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