Diffidente mi avvicinavo alle buone notizie altrui.
Spaventata dall'idea che potessero farmi male e compromettere quei pochi pezzi che stavo (ri)mettendo insieme con sputi di saliva e dita tremolanti.
A Settembre ho smesso di lasciarmi scorrere nella vita. Sono uscita dall'acqua e mi sono messa a guardare.
Tutt'intorno c'erano sassi. Ne ho scelti alcuni, quelli più grossi, quelli con una forma che li rendeva più interessanti da esplorare.
Li ho gettati in acqua, in modo che potessero cambiarne il corso.
Per la prima volta non ho scelto in base a pro e contro. Ho esplorato, scommesso e investito su alcune cose, né migliori né peggiori. Semplicemente più importanti o più interessanti. Per me.
Per la prima volta ho pensato meno agli altri e più a me.
Per la prima volta ho deciso di lavorare meno.
Ho deciso di avere più tempo per quello che davvero conta.
E di avere più tempo per me.
Ho lavorato in silenzio. Ho lavorato paziente e tranquilla. Senza fretta.
E ora sono qui che osservo il mio operato per vedere cosa cambia e come cambia.
Già lo sento che qualcosa è diverso.
La corda dell'equilibrista è sparita e io non so se è perché i miei muscoli han trovato il giusto assetto. Non credo.

Non m'interessa più l'equilibrio.
Mi interessa avanzare. Incedere. Camminare.
Vedere quel che succede.
Lo sento che qualcosa è diverso.
Faccio le cose che mi va di fare.
Le faccio perché le voglio fare.
Non perché devo.
Non perché le fanno gli altri.
Ho smesso di far dipendere dagli altri le mie emozioni.
Oggi voglio che la mia felicità dipenda solo da me.








